martedì 29 maggio 2012

PRESENZA ARMENA IN CALABRIA


Il 26 maggio a Brancaleone (provincia di Reggio Calabria) si è tenuto un interessante convegno dove l’ispettore onorario del Ministero per i Beni Culturali, Sebastiano Stranges, ha esposto i risultati dei suoi studi sulla presenza degli Armeni nella provincia di Reggio tra il V ed il IX secolo d.C
Di questa presenza rimangono delle tracce in alcuni toponimi,  come Rocca Armenia vicino Bruzzano o Discesa dell’Armeno a Bova,  in alcuni cognomi, come Armeno, Trebisonda o Borzomati. Ci sono, poi, dei forti richiami al mondo armeno nelle chiese rupestri di Brancaleone che riportano pavoni e croci armene incise, così come nei territori di Ferruzzano, Casignana, Caraffa, Santagata, Samo e tra il territorio di San Luca e Natile Vecchio.
Castello di Bruzzano Zeffirio, sulla sommità della "Rocca d'Armenia"
Altre caratteristiche proprie della cultura Armena sono riscontrabili in alcuni piatti locali e perfino in giochi di carte.
Ricordiamo che Sebastiano Stranges aveva già resi noti i risultati delle sue ricerche storico-archeologiche nel 2005 in un convegno importante, dal titolo  “Gli Armeni in Calabria”,  tenutosi presso il Museo della Magna Grecia di Reggio Calabria.  
Durante quel’incontro, il ricercatore e storico dei palmenti, Orlando Sculli, che da diversi anni si occupa di studio di vitigni, in particolar modo quelli selvatici del basso jonio reggino, ha riferito sugli antichi palmenti presenti nel territorio, dove sono state rilevate diverse croci armene. Attraverso particolari analisi era stato possibile supporre un’origine mediorientale di alcune coltivazioni. Mentre qualche anno fa l’università di Milano ha scoperto che molti vitigni locali sono in effetti geneticamente affini a quelli armeni. Da evidenziare, inoltre, il lavoro di censimento di oltre 750 palmenti svolto dallo studioso fra il paese di Bruzzano e il torrente Bonamico. Ci sono poi le miniere, le fortezze, gli archi e le fondamenta di villaggi che aspettano solo di essere riscoperte, studiate e valorizzate. "A questi resti non viene attribuito alcun valore" – denunciava allora Sculli. 
Vogliamo solo sperare che la situazione d'allora è migliorata.
Concludiamo con le parole di un relatore del recente convegno: "… se ora entrassero degli armeni in questo locale, voi non li riconosceresti come forestieri, loro hanno il nostro volto e la nostra fisionomia, solo parlano una lingua diversa".
 I partecipanti del convegno a Brancaleone, si sono rivolti a tutti i sindaci della zona di perorare la causa armena per il riconoscimento del genocidio.

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