domenica 24 aprile 2022

107°ANNIVERSARIO DEL GENOCIDIO DEL POPOLO ARMENO









Anche quest’anno, il 24 aprile, noi, italiani di origine armena ed armeni in Italia, uniti in un’unica voce con le organizzazioni che ci rappresentano, facciamo memoria del Genocidio subito dagli armeni nel 1915 ad opera dell’Impero ottomano.

In un contesto internazionale quale quello attuale, così segnato da instabilità ed incertezza, ci rivolgiamo ai cittadini, ai media e alle Istituzioni sentendo il dovere di un impegno che si rinnova: non solo nel rievocare la tragedia che ha travolto il destino del popolo armeno 107 anni fa ma anche nel richiamare le urgenze e le sfide che quel ricordo, ancora da troppi ignorato, impone oggi sul presente.

È prima di tutto una sfida di conoscenza, per non fermarsi a un uso retorico della memoria. Occorre invece approfondire le complessità del passato per comprendere che l’annientamento di un popolo e della sua identità è un dramma che ci riguarda davvero tutti e, al contempo, ci porta a riscoprire la ricchezza che la cultura armena è ancora in grado di offrire.

È una sfida di coraggio, per leggere le conflittualità del presente ed affrontarle senza timori, avendo ben in mente la drammatica lezione del passato, coscienti che la posta in gioco è il nostro futuro, con i suoi valori di integrazione e difesa della propria identità. Per noi, che siamo orgogliosamente anche cittadini italiani, essi sono la vera eredità che proviene da chi ci ha preceduto e possono diventare un patrimonio da condividere con la nazione in cui abbiamo scelto di vivere.

È un impegno contro le spinte alla sopraffazione e alla rimozione della memoria dei fatti, che ancora oggi affiorano e minacciano l’esistenza stessa della nazione armena, soprattutto dopo l’aggressione militare dell’Azerbaigian contro la Repubblica di Artsakh (Nagorno Karabakh) di un anno e mezzo fa, l’assordante silenzio della comunità internazionale che ne è seguito, i criminali tentativi di cancellare ogni traccia di cultura armena nelle zone occupate, e le recenti, gravi violazioni del cessate il fuoco ai danni degli armeni, approfittando del drammatico conflitto in corso in Ucraina.

È la vera lezione della Memoria, quella che dal passato ci apre gli occhi sul presente, ci aiuta ad essere responsabili del nostro futuro, e, soprattutto, vigili sui pericoli cui i singoli e le comunità sono esposti quando non sono riconosciuti i loro diritti fondamentali.

Ecco, allora, il nostro compito di cittadini europei: non restare schiacciati sotto il peso delle nostre paure, indifferenze, apatie e disillusioni ma diventare riferimenti credibili e concreti per prevenire nuovi odi e combattere con le armi della conoscenza e della verità i persistenti tentativi di rimozione e di manipolazione della Storia.

24   aprile Per non dimenticare.

Unione Armeni d’Italia

          Associazione Assoarmeni (Roma)

          Associazione Casa di Cristallo (Padova)

         Associazione Italiarmenia (Padova)

       AGBU Milan

       Casa Armena – Hay Dun  (Milano)

       Comunità Armena – Calabria

      Comunità Armena - Napoli

Consiglio per la comunità armena di Roma

Unione Talenti Armeni d’Italia


martedì 21 settembre 2021

Oggi è la Festa Nazionale della Repubblica d’Armenia

Sono passati 30 anni da quando Il 21 settembre del 1991 un referendum popolare con 99,52% di “sì” sanciva l’indipendenza della Repubblica sovietica socialista armena dall'URSS e poneva le basi per una nuova epoca nella storia del popolo armeno. 

Il pensiero va a tutti i nostri caduti che hanno dato la vita per la Patria.

Il sole risplenderà sulla nostra sacra montagna Ararat e il paese Nairi !

Auguriamo a questa nazione orgogliosa pace e prosperità !












mercoledì 16 giugno 2021

 Carissimi,

vi invitiamo alla visione del video integrale dell'iniziativa "Arte per la Prevenzione", tenutasi il 10 giugno 2021 a Roma, presso il Pontificio Istituto Orientale. 👉 https://fb.watch/69-vcCEyHO/.















L'evento, organizzato dall'Ambasciata d'Italia in Armenia, era articolato in due parti:

  • Presentazione dell’opera “The Armenian Mother” di Madenotte 
Saluto: S.E. Ambasciatrice Tsovinar Hambardzumyan
Moderazione: Emanuele Aliprandi 
Interventi:
Mons. Fabrizio Turriziani Colonna, avvocato della Sacra Rota Romana  
Maddalena Gabriele, rappresentante del Gruppo Madenotte 
Prof. Claudio Strinati, uno dei maggiori esperti del Seicento italiano
Ugo Volli, ordinario di semiotica e filosofia della comunicazione (in video-collegamento) 
Marcello Flores, ordinario di storia comparata e storia dei diritti umani (in video-collegamento)  
Alessandro Orlandi, editore, La Lepre Edizioni 
Anny Romand, autrice del libro “Mia Nonna d’Armenia” 
Dacia Maraini, scrittrice, poetessa e saggista

venerdì 30 aprile 2021

WEBINAR - IL GENOCIDIO E IL PATRIMONIO CULTURALE ARMENO

Venerdì, 7 maggio ore 18.00
Sulla piattaforma Zoom

https://us05web.zoom.us/j/9962152930?pwd=NlJ3azR3Unl3b3ZQcHhKL2lsVVZOdz09 


Cari soci, amici e simpatizzanti,

siamo lieti di invitarvi al webinar organizzato da Assoarmeni in collaborazione con l'Ong Hyestart (Svizzera), in occasione del  106^ anniversario del Genocidio del popolo armeno.

Che conseguenze hanno avuto la distruzione, la negazione e l'appropriazione del patrimonio culturale armeno, avenute a seguito del genocidio, sugli attuali studi sulla storia della cultura armena?

Può il popolo armeno vivere indisturbato in Nagorno-Karabakh se il suo patrimonio è strumentalizzato politicamente per costruire una "ideologia della convivenza pacifica" dalla quale gli armeni sono totalmente esclusi?

Quanto può contare la salvaguardia del patrimonio culturale nel discorso politico armeno, se esso viene riattribuito agli albanesi caucasici, diventando il patrimonio di ”terzi”? 

Sono solo alcune delle domande alle quali proveranno a rispondere  durante il Webinar: 

Zara Pogossian, professore associato di civiltà bizantina all'Università di Firenze e Responsabile scientifico del progetto ERC ArmEn, 

Marco Bais, professore associato al Pontificio Istituto Orientale, 

Alain Navarra-Navassartian, dottore in storia dell’arte e in sociologia, presidente dell’Ong Hyestart impegnata nella difesa della democrazia e dei diritti umani in Armenia e in Turchia.

Modera: Anush Torunyan, presidente di Assoarmeni.




martedì 16 marzo 2021

YEVA AL FESTIVAL DEL FILM FRANCOFONO DI ROMA

Anche quest’anno l’Armenia sarà presente al Festival del Film Francofono di Roma, 17-21 marzo  2021. L'evento gode del sostegno del Gruppo degli Ambasciatori dei Paesi Membri della Francofonia. 

“Yeva” è il titolo del film inedito armeno della regista Anahit Abad - 2018, 1:34’, dramma - che sarà proiettato il 18 marzo. Il film era stato selezionato dall'Armenia per il Premio Oscar 2018  nella categoria Best International Feature Film.

Trailer: Sospettata dell’omicidio di suo marito, Yeva fugge con la figlia Nareh in un villaggio dove ha lavorato come medico durante la guerra del Nagorno-Karabakh tra l’Azerbaigian e l’Armenia, sperando di non essere riconosciuta. I ricordi della guerra, però, e il suo passato tornano senza offrire vie di scampo.

Tutti i film (tranne "Atlantique" e "Siberia nella ossa"), in versione originale sottotitolati in italiano, sono gratuiti previa la registrazione alla piattaforma FestivalScope, disponibile già da adesso:

 >>>  https://www.festivalscope.com/it/page/francofilm/

La versione online del festival permette gli orari flessibili di visione, dalle ore 18.00 alle ore 24.00 del giorno indicato.  Quindi, per il film "Yeva" l'accesso alla sala virtuale è il 18 marzo, dalle ore 18 e non oltre le 22.30, dato che ha la durata di 1 ora 34 min.   La sala virtuale ha una c​apienza limitata. 

Al termine di ogni proiezione, non dimenticate di votare per eleggere il film vincitore del Premio del Pubblico. 



mercoledì 10 febbraio 2021

Fac-simile di lettere inviate a varie organizzazioni internazionali per i diritti dell'uomo

 Rome, February 8th, 2021

 His Excellency Mr. Abdulqawi Ahmed Yusuf President of the International Court of Justice

We are writing to you to express our deep concern with regard to the Armenian prisoners of war still kept in Azerbaijan. Why, you would ask, are we so deeply concerned with this issue: the war is over, negotiations are in process, things will be settled soon? Allow us to explain why the fate of our unknown friends remains so troubling for us.

The war that was unleashed by Azerbaijan and Turkey on September 27, 2020 against the Armenians was monstrous. The degree of its violence inhuman. It was clear that the ‘other’, the Armenian, was dehumanized, and this was a result of ‘diligent work’ carried out by officials in Azerbaijan for years. And let us not even mention Turkey – a country with a century of genocide-denial upon its consciousness. It was this consistent dehumanization that explained the unthinkable violence that an average Azerbaijani soldier was ready to do – against another fellow-soldier or civilian. Much evidence of this was and continues to emerge: tortures, mutilations, decapitations. Much of it was even openly, without shame and guilt circulated online. And let us stress, this was done by regular Azerbaijani army. Prisoners of war are the most fragile of beings. We know this from the stories our parents or grandparent told us. But even for PoW distinctions can be made by those who rule their fate: to deny humanity is to deny existence. It is this that troubles us.

Judging by the news, the Armed Forces of Azerbaijan in mid-December captured new Armenian prisoners from the region of Hadrut. This happened after the trilateral agreement was signed on November 9, 2020. The Russian peacekeepers did not or could not stop them. These were almost 70 people (only 5 returned, on January 28, 2021). The Azerbaijani officials after capturing them defined them as ‘terrorists’ and claimed that they will be prosecuted. But the truth, we think, is different. These young people, our unknown friends, with a stroke of a finger have been stripped off their humanity; first their captors filmed them as they were bringing them down to their knees. Once they were transported and brought down to the mercy of the grand ruler, he, with a stroke of a tongue, turned them into ‘terrorists’. First, the gesture, then the word... and the world of horrifying emptiness has been generated: human beings turned into bargaining chips… We believe that the grand ruler of petrol is using our unknown friends to extract further humiliating, economically-politically disastrous concessions from the Armenian government. How far can a human being bear, do we ask? And how many more lives of our known and unknown friends should be sacrificed? Yes, we do fear for the lives of the Armenian prisoners of war, captives, detainees kept perhaps in the prisons of Baku. Prisons known for their cruelty, towards anyone, including Azerbaijanis.

Reports emerge about Armenian women kept as prisoners too. It is even more pressing to enquire into their condition and we insist, we are very troubled with what might happen to our unknown female friends. Various Armenian sources speak of around 200 Armenian prisoners kept by Azerbaijan. We even read in the news about one of the prisoners found killed near Hadrut, and the murder apparently happened recently.

The most recent report published by Artsakh Human Rights Defender on January 29, 2021 states: 72 civilians were killed during the war and after cessation of hostilities by the Armed Forces of Azerbaijan. Out of these 31 were killed in captivity, 2 in Azerbaijani jails. (https://artsakhombuds.am/en/news/495)

No human being and no society should be brought down to its knees. The hand can be extended even to unknown friends, for every human being is a fellow creature.

We ask you to demand from the leadership of Azerbaijan to return all Armenian prisoners of war, captives, detainees, immediately and without conditions, in compliance with international law. In particular the Geneva Convention of 1949, establishes the principle that prisoners of war must be released and repatriated without delay after the cessation of active hostilities (Article 118).

To be engaged in recreating humanity through gestures, words and deeds there, where it has been obliterated, is most honorable. And hence we are moved by hope that our words will not fall into the void.

 The executive committee of Assoarmeni

(Association of the Armenian community of Rome and Lazio)

 The following Armenian community organizations and associations in Italy are co-signatories:

Union of Armenians of Italy (Milan)

Cultural association "Hay Dun" (Milan)

Armenian-Italian Cultural Association “IncontroVerso” (Rome)

Council for the Armenian Community of Rome 

Italian-Armenian Friendship Association "Zatik" (Rome)

Young Armenians of Rome

Armenian Culture Studies and Documentation Center (Venice)

Union of Armenian Talents of Italy

Cultural Center “Hrand Nazariantz” (Bari)

Armenian Community of Calabria

Young Armenians of Milan

Armenian Community of Naples

Armenian Community of Turin